XII LETTERA A FANNY BRAWNE

Mia diletta Fanciulla,
 se la malattia può produrre mutamenti così piacevoli nell'espressione dei tuoi occhi, quasi mi augurerei che di tanto in tanto tu fossi malata. Vorrei aver letto il tuo biglietto prima che te ne andassi ieri sera, così ti avrei rassicurato che ero ben lungi dal sospettare qualsivoglia freddezza. Avevi pienamente diritto di essere un po' taciturna con uno che ti parla in modo così franco, ma devi credere - lo dovrai, lo vorrai - che io nulla posso fare, nulla dire, nulla pensare di te, che non abbia origine in quell'Amore che è stato così a lungo il mio piacere e il mio tormento. La notte che mi sono sentito male - ho avuto un afflusso di sangue ai polmoni così violento da sentirmi soffocare - ti assicuro che ho avuto l'impressione di non poter sopravvivere, e in quel momento non ho pensato ad altro che a te. Quando dissi a Brown "che disgrazia" pensavo a te. E' vero però che dopo i primi due o tre giorni ho avuto altri pensieri per la testa. Aspetterò con impazienza la salute, la Primavera e una regolare ripresa delle nostre Passeggiate d'un tempo.
Il tuo affezionato
J.K.


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