XIX LETTERA A FANNY BRAWNE

Mia diletta Fanciulla,
 nel tuo ultimo biglietto dicevi di non essere stata bene: ti sei rimessa? Quel biglietto è stato una grande gioia per me. Ora sono più forte di prima: i Dottori dicono che non ho quasi più nulla, ma io non posso crederci finchè l'oppressione e la tensione del mio petto non si saranno alleviate. Non indulgerò verso me stesso, nè mi affliggerò lamentandomi della lunga separazione da te. Dio solo sa se sono destinato a gustare la felicità con te: in ogni caso, io so questo, considero l'averti amata sinora una felicità di non poco conto - se poi è destino che non sia più così, non sarò meno grato - se guarirò, il giorno della guarigione mi vedrà al tuo fianco, e nulla mi separerà da te, se starò bene, tu sei la sola medicina che possa conservarmi così. Forse, anzi certamente, ti scrivo in uno stato d'animo troppo depresso - chiedi a tua Madre di venire a trovarmi - ti farà un resoconto migliore del mio.

Sempre il tuo affezionato
John Keats


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