XXIV LETTERA A FANNY BRAWNE

Mia carissima Fanny,
 il potere della tua benedizione non è di natura così debole da affievolirsi in ventiquattro ore - è come un sacro Calice consacrato una volta per sempre. Bacerò il tuo nome e il mio dove si sono posate le tue Labbra. Labbra! Perchè un povero recluso come me dovrebbe parlare di cose simili? Ma, grazie a Dio, benchè io le consideri i piaceri più preziosi dell'universo, traggo una consolazione indipendente da esse dalla certezza del tuo affetto. Potrei scrivere un canto sul tipo della Patetica di Tom Moore sulla Memoria, se ciò mi fosse di un qualche sollievo. Ma no, non lo sarebbe. Sarò ostinato come un Pettirosso, non canterò in gabbia. La salute è il paradiso che sogno e tu sei l' Huri - credo che questa parola sia tanto singolare che plurale - se è soltanto plurale, non importa - tu sei mille Huri. 
Sempre tuo con affetto
mia carissima
J.K.
E' meglio che oggi tu non venga.


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