LA DONNA IDEALE, Giovannino Guareschi, seconda parte.

La Pasionaria era preoccupatissima:
-          La donna ideale deve sapere anche le date storiche?
-           Quelle essenziali. E oltre a una cultura sobria ma efficiente, deve possedere pure una personalità.
-           Un bel personale, insomma – osservò la Pasionaria.
-           Personalità – ripetei – Il personale non c’entra. La donna ideale deve anche saper parlare con proprietà di linguaggio in modo da evitare per esempio di dire : “ Se stasse in me…”, “Se me ne potrei andare “ e roba del genere.
La Pasionaria si strinse nelle spalle:
-          Una può sapere benissimo il congiuntivo ed essere, magari , una sporcacciona.
-          Non c’entra! La donna ideale sa usare il congiuntivo ed è onestissima. E, oltre a saper usare il congiuntivo, saper cucinare, saper amministrare la casa ed educare i figli, sa ballare, cantare, suonare il pianoforte o la chitarra.
-          Magari è anche campionessa di salto in lungo e lancio del giavellotto – osservò motteggiando la Pasionaria.
-          No ! Non è campionessa di niente – esclamai . Però sa nuotare, andare in bicicletta, fare una passeggiata a piedi.
La Pasionaria ridacchiò:
-          La donna ideale deve essere anche vanitosa? – domandò.
-          No. Niente vanità. Però la donna ideale non gironzola per casa coi capelli dritti in testa, drappeggiata con scialletti e sciarpe, e con un pullover sistemato come grembiale posteriore e annodato per le maniche sul davanti. La donna ideale non offre mai ai familiari questi spettacoli da rivoluzione francese o da eruzione del Vesuvio!
La Pasionaria meditò lungamente sulla faccenda poi trasse la sua conclusione:
-          Me dico che uno, per avere tutta quella roba, dovrebbe sposare dieci o quindici donne!
-          No. Esistono donne che, da sole, sanno fare ed essere tutto quel che ho detto.
-          E quanto si paga d’ingresso per andarle a vedere? – s’informò la Pasionaria con sarcasmo evidente.
-          Non si tratta di fenomeni da baraccone: donne di questo genere, ci sono! – replicai – E le altre donne dovrebbero fare ogni sforzo per imitarle.
La Pasionaria scrollò le spalle.
-          Me non mi interessa di diventare come un’altra donna. Me mi basta di essere me… E poi si fa presto: se una non è una donna ideale, basta che sposi l’ uomo ideale e tutto è a posto lo stesso.
Margherita uscì dal suo riserbo:
-          L’uomo ideale ! – esclamò, con voce lontana. – E dove lo potrai trovare? Ce n’era uno solo, al mondo, e l’ho sposato io.
La Pasionaria considerò il pro e il contro e concluse:
-          Meno male.
La pendolina snocciolò dieci tocchi ed era una fresca mattina. Allora Margherita si alzò e, lentamente, si avviò verso la porta che dà sul corridoio.
Aveva la vestaglia ficcata dentro i pantaloni del pigiama, un pullover verde sistemato a mò di grembiale posteriore e annodato per le maniche sul davanti, una salvietta gialla a mò di sciarpone al collo. Portava uno sciallino azzurro sui capelli. Calzava le mie scarpe da montagna imbottite.
Giunta sulla porta ristette e si volse:
-          Alberto – disse – domani comprami una chitarra.
Poi la donna ideale disparve, lasciando dietro di sé un sentore acre di rivoluzione francese e di rovente lava vesuviana.


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