"SIMPAMINA" di G.Guareschi. prima parte.

Oggi,  approfittando della giornata festiva, ho buttato dalla finestra il tubetto di Simpamina. Qui, però, occorre risalire a una triste sera della mia vita. Quella sera io, finito il lavoro, tornavo a casa dal lavoro per recarmi al lavoro. Perchè il segreto del successo consiste nel recarsi ogni mattina al lavoro ordinario e nel tornare a casa, ogni sera, dal lavoro ordinario per recarsi al lavoro straordinario.
Ricordo: camminavo lentamente lungo una strada piena di strane cose e l'angoscia mi stringeva il cuore.
"Domattina debbo essere interrogato in latino" mi dicevo" E io non so niente di niente.Solo la declinazione <rosa>...E poi, all'ablativo come fa:<rosis> o <rosibus>?"
Mi prese un'angoscia ancora più pungente: come avrei potuto rientrare in casa? Che avrebbe detto mio padre, poveretto? Mille lire! Era terribile!
Arrivato davanti al portone mi fermai: no, non sarei salito. Avrei dormito fuori, su una panchina del giardino pubblico.
A un tratto, una voce femminile mi fece sussultare:
- Giovannino! 
Non risposi.
- Che hai? Ti senti poco bene?
- No, mi è successa una disgrazia: mio padre mi ha mandato a scambiare mille lire e io le ho smarrite. Non ho il coraggio di ritornare su.
La voce femminile si fece dolce e persuasiva.
- Giovannino, ti capisco. Ma tu non devi dormire fuori, stanotte. Sali in casa: tuo padre non c'è. Non c'è neanche la tua mamma. Essi, adesso, sono lontanissimi, almeno a 200 kilometri.
- Dite così per convincermi - risposi - ma io non salirò.
- Non mi dai più del tu ora? - osservò addolorata la donna - Guardami: non ti dice dunque niente il mio viso?
Fra le lagrime che allagavano i miei occhi, intravidi un volto sconosciuto. Scossi il capo. E la voce si fece ancora più persuasiva.
- Giovannino, cerca in quella tasca della tua giacca. Sì, in quella: ecco, apri quella busta di pelle. Così: lo vedi questo cartoncino? C'è la tua fotografia e c'è anche il tuo nome. Leggi, Giovannino. Qui, nella seconda riga, sta scritto che tu sei nato trentadue anni fa e che sei coniugato con prole. Io sono appunto la donna che si è coniugata con te. La prole è su che aspetta. L'incidente delle mille lire è già stato quindi ampiamente risolto in questi diciotto anni. Puoi salire tranquillo, Giovannino.

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