XXXVI LETTERA A FANNY BRAWNE

Mia diletta Fanciulla,
 ieri ti ho scritto una lettera pensando di vedere tua madre. Sarò abbastanza egoista da spedirla pur sapendo che può causarti qualche pena, ma voglio che tu veda quanto sono infelice per amor tuo, e come io faccia il possibile per sedurti inducendoti a concedere tutto il tuo cuore a me, la cui vita dipende tutta da te. Non potresti muovere passo o battere ciglio senza che ciò mi colpisse diritto al cuore - sono avido di te. Non pensare che a me. Non vivere come se io non esistessi. Non dimenticarmi. Ma ho un qualche diritto di dire che mi dimentichi?
Forse mi pensi tutto il giorno. Ho un qualche diritto di volere che tu sia infelice per me? Mi perdoneresti simile pretesa, se sapessi con quanta passione desidero che tu mi ami - ora, per amarmi come ti amo io, devi pensare soltanto a me. Ieri e stamane sono stato ossessionato da una dolce visione - ti ho vista tutto il tempo nel tuo abito da pastorella. Come si sono infiammati di desiderio i miei sensi! Come ne fu catturato il mio cuore! Com'erano colmi di lacrime i miei occhi! Sono certa che un vero amore possa occupare da solo il cuore più grande. Quando ho saputo che andavi in città da sola è stato un colpo per me - eppure me l'aspettavo - promettimi che non lo farai più per qualche tempo, finchè non starò meglio. Promettimelo e riempi tutto il foglio delle parole più tenere. Se non ti riesce di farlo volentieri, dimmelo, amore - dimmi ciò che pensi - se il tuo cuore è troppo legato al mondo, ammettilo. Forse allora potrei vederti da una maggiore distanza, forse potrei non riuscire a sentirti tanto mia. Se dovessi liberare dalla gabbia il tuo uccellino prediletto, con che pena lo seguirebbe il tuo sguardo fin dove è possibile; ma dopo averlo perso di vista ti riprenderesti un po'. Forse se mi confessassi, tale essendo la realtà, quante cose ti sono necessarie oltre me, io potrei essere più felice - essendo meno tormentato. Potresti anche dire: che egoismo, che crudeltà a non lasciarmi godere la mia giovinezza! a volere che io sia infelice! Devi esserlo, se mi ami. In fede mia, nessun'altra cosa può appagarmi. Se proprio vuoi, come si dice, divertirti in Società, se sei capace di sorridere davanti agli altri e di desiderare di essere ammirata - no mi hai mai amato, e non mi amerai mai. Io vedo la vita soltanto nella certezza del tuo Amore, persuadimi del tuo Amore, mia dolcissima. Se non ne sarò in qualche modo convinto, morirò d'angoscia. Se ci amiamo non dobbiamo vivere come vivono gli altri, uomini e donne - io non posso sopportare la malapianta della moda, la superficialità delle chiacchiere - devi essere mia fino a morire sulla ruota se lo voglio. Non pretendo di dire che ho più sentimento dei miei simili, ma desidero seriamente che tu esamini le mie lettere gentili o meno e consideri se la Persona che le ha scritte possa sopportare a lungo le angosce e le incertezze che sei così abile a causare. Non mi gioverà rimettermi in salute se non sarai mia quando starò bene. In nome di Dio salvami oppure dimmi che la mia passione è troppo tremenda per te. Di nuovo che Dio ti benedica.
J.K.
No - mia dolce Fanny - m'inganno, non voglio che tu sia infelice - eppure sì, lo voglio, devo volerlo finchè esiste una Bellezza così soave - mia bellissima, mia cara! Addio! Ti bacio - oh, che tormento!


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