Non è la gelosia, parte seconda. G.Guareschi.


Come vedete io vi ho portato fuori strada, ma l’ho fatto per dimostrarvi, come avevo detto, che io sono rimasto come scrittore alla terza elementare e perciò non ci si deve mai aspettare da me una storia originale, con dentro della roba psicologica e via discorrendo. Io vi racconto soltanto le più banali faccende che succedono in ogni casa perché, nell’intimità della loro casa, anche i grandi uomini si comportano come i piccoli uomini come me e anche per i grandi uomini come per i piccoli il motto da scrivere orgogliosamente sulla loro bandiera casalinga è identico :”In casa mia comando io e faccio quello che pare e piace a mia moglie!”.
Se io parlo dunque di una casa nuova tutti capiscono di che cosa si tratta: a un bel momento si sente il bisogno di una casa nuova e l’ideale è di poter trovare una casa da adattare facilmente alle proprie esigenze. Perché l’uomo ha l’abito, il soprabito e il sopra-soprabito che sarebbe poi la sua casa. E gli indumenti comprati bell’e fatti vogliono essere ritoccati. Piccolissimi ritocchi, magari un solo bottone spostato di un centimetro, un’accorciatina di cinque millimetri alle maniche, un punto in più nelle tasche. Piccolezze, cose insignificanti, ma senza le quali si indosserebbe l’indumento con disagio.
Trovammo dunque la casa nuova che era poi una vecchia casa, vecchia, ma perfettamente funzionante.
-          Con un paio di giornate di muratore e una secchia di colore si rimette a posto tutto – decidemmo dopo una rapida ispezione. Poi stanza per stanza studiammo i piccoli ritocchi necessari, i quali piccoli ritocchi risultarono tanto piccoli che, arrivati davanti alla scala, Margherita domandò:
-          E qui cosa facciamo?
-          Lasciamo la scala, com’è adesso – risposi.
E fu l’unica cosa che non cambiammo. E la scala fu anche l’unica cosa che rimase sempre efficiente e in ottimo stato.
Decisi dunque di andare a fare un sopraluogo alla casa nuova e, sfruttando il fatto che oltre alla scala anche l’apparecchio telefonico era rimasto efficiente pur dopo ben quattro mesi di lavori di miglioria generale, dissi a Margherita che, se nel frattempo mi avessero cercato, mi telefonasse.
E così andai e, dopo aver ispezionato quelle macerie, tornai a casa ed entrato trovai Margherita al telefono.
Quando le passai vicino, tappò con la mano il microfono e mi accostò all’orecchio il ricevitore.
-          Senti che roba! – disse concitata.
Ascoltai: si trattava di una normale interferenza e sentii un brano di conversazione fra una donna eccitatissima e un uomo molto umile.
Margherita si riappiccicò il ricevitore all’orecchio. Era indignata.
-          In casa fa il dittatore e poi senti come si comporta fuori! –esclamò – “Sì, cara, sì, tesoro…Non ti inquietare, tesoro…  Scusami mia cara…” Non me lo sarei mai aspettato! Bel tipo di ipocrita!
-          Chi? – mi informai.
Margherita mi diede un rapido sguardo carico di indignazione.
-          Chi? Tu,Giovannino!
-          Io?
-          Non negare! Qui c’è la dimostrazione matematica! Io, dieci minuti fa, ti ho telefonato alla casa nuova e così mi sono inserita nella conversazione telefonica che tu avevi appena cominciata!
-          Io? Ma non ho telefonato a nessuno! – protestai.





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