"PRO PATRIA" di e con Ascanio Celestini.


Seratona a Teatro per la Zia ieri sera.
Ascanio Celestini è più che grande.
E' immenso.
Il proverbiale "mostro" di bravura. 100 minuti tiratissimi in cui il tono non cala mai, tempistiche perfette, affabulazione magnifica, libertà anarchica di parola e ricerca storica di un'accuratezza ammirevole.
Il tema centrale dello spettacolo verte sulla fondamentale incostituzionalità di uno Stato che si dice democratico, ma poi di fatto democratico non è, e sull'assurdità di un sistema legislativo che ha il suo cuore nelle carceri e nelle problematiche sociali che ne derivano (sovrappopolazioni delle stesse, percentuali impressionanti di suicidi, concetto stesso di "reato" da rivedere nelle sue fondamenta).
Il tutto incastonato tra la storia personale di un "detenuto qualsiasi", condannato all'ergastolo, e La Storia Italiana dei moti del '48, con Mazzini come interlocutore ideale di un discorso su una Rivoluzione che, come ribadisce Celestini anche in altre opere, sembra ritorcersi sempre su se stessa per diventare una figurina iconografica a cui dedicare piazze e strade, ma di cui sostanzialmente dimenticarsi.


La posizione di Celestini a riguardo appare limpida: la Rivoluzione, l'unica Rivoluzione possibile, quella che davvero libera l'oppresso e cambia lo stato delle cose, è sostanzialmente la Lotta Armata.
Cos'erano altrimenti i fatti del '48 una volta epurati delle mistificazioni da Risorgimento letterario?
Che differenza c'è tra un terrorista e un eroe?
E' solo una questione di tempo?
E qui la riflessione si accende.
Dopo avere colmato Celestini di tutti i dovutissimi applausi e aver ripreso la via di casa, nonostante l'ora tarda si riflette.
Ci si chiede obiettivamente se si potrà mai colmare il divario, sanare la dicotomia tra un'idea di Violenza da condannare senza incertezze e la violenza spontanea dell'oppresso che reagisce al sopruso dell'oppressore.
La questione sembra improponibile. Ovvio che la condanna della violenza da un punto di vista puramente teorico appare non superabile, come altrettanto palese è il fatto che, mettendosi nei panni di chi patisce violenza, è immediata soluzione empatica condividerne l'impulso rivoluzionario.
Ma poi...
Ma poi ci si ricorda che Qualcuno che ha ricucito lo strappo c'è.
C'è stato un Giusto, operaio, figlio di povera gente in un piccolo paese di provincia.
Era un disadattato, contestava il sistema, non sopportava le belle parole pronte a coprire le cattive intenzioni, disprezzava la ricchezza egoista, la patina luccicante dei potenti. A un certo punto non ebbe più nemmeno un lavoro fisso, diventò un mitomane, aveva visioni e un gruppo di poveracci che lo seguivano senza neanche capire bene perchè. Gli propongono più volte la Lotta Armata, sono in molti che credono fermamente sia quello l'unico modo per reagire.
In palese e reiterata rottura con il potere religioso e politico venne incarcerato. Dopo un processo tutt'altro che giusto e una detenzione fitta di torture fisiche e psicologiche, viene condannato a morte. 
Eppure.
Non reagisce con violenza.
Non segue un'ideologia fatta di Rivoluzione Armata al potere.
E' il giusto innocente che rappresenta tutti i giusti innocenti, ma anche tutti i colpevoli additati dalla democratica società.
Eppure.
Perdona. E lascia lo stesso comandamento a tutti quelli che verranno dopo.
Perdono, mai Violenza.
Anche quando ti mettono in croce, anche quando hai ragione, anche quando i tuoi diritti fondamentali di essere umano ti vengono negati, anche quando sei oggetto di scherno, sopruso, INCOSTITUZIONALITA'.
Perdona.
Era Gesù.




Commenti

nonna peonia ha detto…
Non dimentichiamo neppure che anche la "lotta armata" è un sopruso , fatto da chi si prende la responsabilità di decidere cosa è giusto senza un confronto democratico, è una spirale senza soluzione, anni passati insegnano...
zia Delina. ha detto…
Dobbiamo avere il coraggio di dire che la violenza non può e non deve mai essere la soluzione.

Post popolari in questo blog

A CASA DELLA ZIA...IL LIVING.

Roger&Gallet, da IoDonna,3 marzo 2012.

"SIMPAMINA" di G.Guareschi. seconda parte.