Domenica al parco cittadino, tra knitting e Brunella Gasperini.





...che bello fare maglia con i "ferri" in legno della nonna,
quelli che ti ha passato tua mamma dicendo:
"io, è una vita che li vedo per casa"
e ti riporta a tradizioni familiari a cui ti aggrappi con tutta la forza che hai...


Una di queste tradizioni è costituita dai libri di Brunella Gasperini, le cui copie passano di madre in figlia come tesoro di antiche saggezze domestiche.

Pussi

Il primo animale che ricordo di aver posseduto, proprio io personalmente, è stato un gatto: una gattina dell'apparente età di un mese e mezzo che era stata buttata chissà come nel cortile della casa natale di corso Porta Nuova, e che il feroce portinaio Peppino stava per buttare, tenendola per la coda, nel secchio delle immondizie. La gattina pareva moribonda, ma aveva una voce molto forte. Col coraggio aggressivo della timidezza gliela strappai di mano e corsi via. Avevo sei anni. Ricordo l'esaltazione con cui me la portai di sopra. Era mia. Avevo affrontato il Peppino per lei. Mi sentivo investita di un potere carismatico nei suoi confronti. I miei tentarono di dissuadermi. Pensavano che sarebbe morta di sicuro e temevano la mia reazione; ero, a quei tempi, una bambina molto emotiva. Ma, essendo viziata da tutti, ero anche cocciuta in certe cose. E non avevo ancora il concetto della morte. Quando i miei capirono che non sarebbero riusciti a dissuadermi, si impegnarono tutti a curare la gattina.
   Mio padre le faceva due iniezioni quotidiane e noi le davamo quindici gocce di non so cosa ogni mezz'ora (anche di notte) con una pompetta da collirio. A me il turno di notte era vietato, ma di giorno vivevo praticamente con la gatta in braccio. Era una gattina valorosa: lottò con noi per la propria vita, e sopravvisse. Divenne una solida, gioviale gattona dal tradizionale nome di Pussi, con due bande nere sul tondo muso bianco, moderatamente affettuosa con gli altri, amorosissima con me e indipendente al massimo. Non era possibile impedirle di uscire, anche se il Peppino si arrabbiava molto quando la vedeva passare in cortile, brutta bastarda, gatascia de strada. Una volta le diede una pedata facendola strillare, e allora si vide accadere una cosa straordinaria: mio padre in persona scese in portineria. Con la sua voce gentile, coi suoi modi gentili e distaccati, pregò il Peppino di non azzardarsi più a sfiorare la nostra gatta, o sarebbe stato costretto a "prendere provvedimenti". Quali, certo neanche lui sapeva. Ma gli inquilini alle finestre del cortile gongolavano mentre l'odiato Peppino, che come molta altra gente aveva una grandissima soggezione di mio padre, si scusava e prometteva imperituro rispetto per la gatta Pussi. Ho un ricordo nitidissimo, fotografico di quella scena: Io assistevo dalla finestra della cucina, sulle spalle del mio lunghissimo fratello Ferdinando, che diceva "ma perché tremi, salame? Di cos'hai paura?". Ma io non tremavo mai di paura. Sempre e solo di eccitazione. Fu quella la prima volta che sperimentai quel genere di lucciconi "sportivi" che dovevo risperimentare qualche anno più tardi dopo le spettacolari vittorie del Baffo sui miei fratelli litiganti - e molti anni più tardi per il referendum sul divorzio. Altre vittorie non ce ne sono state.
tratto da Una donna e altri animali, 

Buona Domenica...


Commenti

Rosetta ha detto…
Che bella storia!Sto Peppino....gruuu che tipo!Brava che hai salvato la gattina!Rosetta
Bravissima, i mici vanno sempre protetti :) Pure io ho passato la domenica a tricottare!! Ombra, ombra e ombra sotto gli alberi, altro che faticosissimo mare, sarà ma quest'anno non lo richiedo!!
un bacione
Elly

Post più popolari