Vita di Pi










Giornate strane, che mi sveglio canticchiando l'Inno d'Italia e lo Zio dice che vuol dire che stasera vinciamo.
Che conto la distanza tra dove vivevano i miei nonni e dove vivono i miei genitori e fanno due chilometri, che sarebbero duemila metri e quindi duecentomila centimetri. E poi metto un metaforico spillo su dove vivo ora e sono quasi nel mezzo e chissà a che preciso centimetro. La mia vita è trascorsa quasi tutta lungo questa breve traiettoria.
Gli odori della campagna, i rumori dei piatti dalle finestre aperte a mezzogiorno, il chiocciare delle galline sono sempre gli stessi da quando ne ho memoria. Talmente forti che se mi devo allontanare per un breve viaggio, al ritorno abbasso i finestrini dell'auto perchè il profumo di fieno e tigli mi indichi la strada.
Quand'ero più giovane pensavo che avrei finito i miei giorni in qualche isola polinesiana.
Ora potrei dare un nome agli uccellini  che cantano sui rami del giardino.
E a dirla tutta, io, Vita di Pi, non l'ho capito.


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