Febbraio.



Dal momento che l'incombenza della guida non è a mio carico, quando sono in macchina tendo a concentrarmi sui flussi liberi dei miei pensieri. Guardo il paesaggio, mi accorgo di cose minuscole e curiose, scopro angoli di prato con caprette e galline, ammiro antiche masserizie con cappelle annesse, ripenso al libro sulle case comuni contadine che è sparito tra le mani di chi lo aveva in prestito (era un libro bellissimo, universitario e introvabile, non sono rancorosa..), cerco i segni delle stagioni, che si confondono e si accavallano, bacche, primule, nebbia e persino fiori di ciliegio.
Ricordo tutte le cose che non ricordo mai e a volte mi sembra di poter sprofondare anche solo nell'ombra di un volto.
L'anno scorso, a fine febbraio, avevo già sentito il merlo cantare.
Pensavo così che fosse passato il peggio e che la primavera stesse aspettandomi dietro l'angolo. Ma dietro l'angolo c'era la solita polmonite.
Quest'anno non ha mai nevicato e le previsioni rimandano il freddo sempre a domani.
Sul terrazzo sto cominciando a organizzare timidamente i germogli e i rami del glicine. Ma cerco di non caricarmi di fatica. E metto la cuffia anche col sole.


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