The tree of Life.




Questa volta non si tratta del film che tanto amo.
E la foto è volutamente sfocata ( e fatta da me) e non rimanda a una dell'elegiache immagini di Malick.
Questa mattina sono salita su un albero.





Nonostante che dalla prospettiva da cui l'ho ripreso sembri grandioso, in realtà è una sorta di susino o di ciliegio giapponese, di quelli che hanno una splendida fioritura, ma non danno frutto.
E non è nemmeno stata un'epica scalata, è basso e solido e comodo e in un paio di slanci ero sopra.
Ma non è questo il punto.
Da tantissimo non salivo su un albero.
Nel prato attiguo alla casa dei miei nonni c'era un piccolo melo nodoso e vecchissimo, che dava mele asprigne che nessuno mangiava, a parte i merli e i tordi di passaggio.
Su quel melo io ho passato ore intere delle mie vacanze scolastiche. Ci leggevo, riposavo, giocavo...Se fossero già esistiti i cellulari forse avrei fatto foto per Instagram.
Insomma, su quel melo ci stavo bene. Come ne "La Casa nella Prateria".
E oggi ho deciso che quest'albero poteva per un attimo ricordarmi tutto, così mi ci sono arrampicata.
Non per sentirmi ancora ragazzina, ma per ricordarmi come si fa a guardare le cose da un'altra prospettiva.
Il che (come avrebbe detto lo scrittore Guareschi) è bello e istruttivo.


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