"LA BOHEME" di G.Guareschi,prima parte.

Stamane mi sono ritrovato solo, nel letto: dal pomeriggio di ieri Albertino e la sua gentile fabbricatrice mi hanno abbandonato. Sono rimasto a poltrire tra le lenzuola e ho fatto delle importanti osservazioni. Oggi, davanti al mio letto, passano soltanto i sogni di famiglia, ma un tempo passava un sacco di gente: donne, uomini e perfino un cavaliere. E un giorno passò anche l'amore.
 Io ero giovane allora e il mio corpo era snello e i miei occhi vedevano un passero quasi mezzo miglio più lontano della Piccola Vedetta Lombarda che a quei tempi era il campione nazionale di avvistamento passeri.
 Eppure sentivo la mancanza di qualcosa.
 Rinuncio alla descrizione della mia bicicletta: non importa se egregi narratori d'oggi usano con disinvoltura termini licenziosi. Io non posso andare a pescare le più oscene sconcezze del linguaggio delle bettole e dei lupanari per descrivere quella sciagurata macchina. Dirò quindi soltanto che io possedevo un arnese a due ruote, dimenandomi sul quale riuscivo a percorrere quasi in bicicletta i quindici chilometri che separavano la mia casa dalla città.
 E confesserò che, d'estate o d'inverno, quando la sera ritornavo a casa, mi toglievo i calzoni per non danneggiarli. Erano i miei unici calzoni.
 Ecco quello che mi mancava: un po' di danaro. Niente dà un senso di vuoto nell'anima di un giovane come il portafogli perennemente deserto.
 Questo serva a spiegare come io, quando mi venne offerta la "stanza rosa" a una lira e venti centesimi di pigione per sera, accettassi, nonostante tutto."
(continua...)

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