Da "Illusioni perdute" di Balzac - Gli invitati alla festa di Madame de Bargeton.-seconda parte.

Monsieur de Saintot, di nome Astolphe, presidente della Società di Agricoltura, uomo dal colorito acceso, grande e grosso, comparve al rimorchio della moglie, sorta di figura simile a una felce disseccata, che chiamavano Lili, diminutivo di Elise. Questo nome, che presupponeva nella persona qualcosa di infantile, faceva a pugni con il carattere e i modi di madame de Saintot, donna solenne, di gran devozione, giocatrice difficile e litigiosa. Astolphe passava per uno studioso di prim'ordine. Ignorante come un somaro, aveva nondimeno curato le voci Zucchero e Acquavite per un dizionario di agricoltura, due scritti in cui aveva scopiazzato a man bassa tutti gli articoli di giornale e tutte le vecchie opere che trattavano di questi due prodotti. L'intero dipartimento lo riteneva attualmente impegnato in un'opera sulla coltura moderna. Benchè trascorresse tutte le mattinate rinchiuso nel suo studio, non aveva ancora scritto due pagine da dodici anni a questa parte. Se qualcuno andava a trovarlo, si faceva sorprendere intento a scarabocchiare fogli, cercare un'annotazione smarrita o aguzzare la penna; ma consumava in scempiaggini tutto il tempo in cui se ne stava nello studio: leggeva a lungo il giornale, scolpiva turaccioli con il temperino, tracciava fantasiosi disegni sul suo sottomano, sfogliava Cicerone per cogliervi al volo una frase o qualche brano il cui senso potesse applicarsi agli avvenimenti del giorno; poi, la sera, si industriava a guidare la conversazione su un argomento che gli permettesse di dire:"C'è in Cicerone una pagina che sembra sia stata scritta apposta per quello che accade al giorno d'oggi". E qui recitava il suo brano, con gran meraviglia degli ascoltatori, che si ripetevano l'un l'altro:"Astolphe è proprio un pozzo di scienza!" Quel fatto singolare veniva raccontato per tutta la città, e alimentava le sue lusinghiere convinzioni sul conto di monsieur de Saintot.




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